Cinema

AD OCCHI APERTI
a cura di Wunderkammer
Chiesa di San Rocco a Chiaia


Il rapporto tra cinema e musica classica e stato, dall’avvento del sonoro, quanto mai intenso. Dapprima, tra gli anni Trenta e Cinquanta, con numerosissime biografie molto poco verosimili sui grandi compositori, poi con trasposizioni ad usum Delphini di celebri opere liriche che si rivelavano volani per giovani cantanti di bella presenza. Solo il riappropriarsi, da parte dei cineasti, degli strumenti di rigore e accuratezza filologica, ha potuto creare pellicole in cui il rapporto tra musica e immagini non sia stato unicamente strumentale. Luchino Visconti, che a teatro fu l’iniziatore di un lavoro accurato sugli allestimenti e su un nuovo modo di intendere le mise-en-scene liriche, non si produsse mai in versioni cinematografiche di opere ma fu il primo a restituire centralita rispettosa alla musica classica nei suoi film. E il nome di Visconti e quello che ricorre piu spesso quando, negli anni, al cinema si e cercato con acribia di restituire le atmosfere del melodramma. I film scelti per la rassegna seguono filoni differenti: uno e quello della rilettura filologica di due capolavori mozartiani da parte di altrettanti riconosciuti maestri come Bergman e Losey, il secondo quello delle interpretazioni figurative abili e colte di opere rossiniane come la trilogia di Luzzati, il terzo quello delle biografie che restituiscono lo zeitgeist di due periodi attraverso le vite di altrettanti grandi musicisti. In tal senso il Don Giovanni di Losey regala, attraverso le scenografie naturali dei luoghi palladiani, un rigore e una misura assolutamente nuovi; Bergman impiega in maniera immaginifica trucchi puramente teatrali che, con il loro gioco di luci e ombre, restituiscano il senso di un profondo rispetto della dimensione scenica; Luzzati gioca con delle esili figurine ricordandoci quanto il teatro buffo di Rossini fosse illusione, magia, incanto puro; i film, infine, di Corneau e di Russell utilizzano le biografie di Marin Marais e di Petr Il’i Čajkovskij come paradigmi per raccontare la Francia a cavallo tra seicento e settecento e la Russia della fine dell’ottocento.
Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili

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29 nov 2014
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14 feb 2015
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